Mattina Notturna

C’è qualcosa di veramente cupo nella mia scelta di rappresentazione. Rapture è di sicuro più cupo, mellifluo di Freddo Notturno ma sono entrambi neri. Nerissimi.

Come questo movimento. Nocturnes. Che Debussy intendeva come effetti di luce, impressioni che scaturiscono dalla parola stessa.

Per quanto mi riguarda La prima ispirazione a questo tema così caro viene da quel famoso Monolito nero che rappresenta il mistero più mistico in 2001 di Kubrick. Ricordo di averlo considerato noiosissimo a 12 anni, ma era l’unico dvd che c’era in casa. E così in un pomeriggio dorato, ormai troppo in là nella noia, mi misi a guardare con attenzione quel che avveniva. Dopo circa un minuto e mezzo di nero e suoni inquietanti il film comincia, ma è il monolito che mi scosse. Quando compare per La prima volta è sconcertante, accompagnato dal requiem per soprano e le urla di ominidi impazziti perché c’è qualcosa di disumanamente estraneo nella geometria e nella natura di quella pietra. Le scimmie lo intuiscono e lo intuivo io a 12 anni. Ne ero attratto morbosamente.

Qui entra in gioco Ulisse. Che è la figura con cui più facilmente mi sono identificato romanticamente. Ulisse è un uomo così sopraffatto dal suo fascino per l’ignoto da non accettare compromessi. Così, quando più tardi ho fatto le mie prime scoperte artistiche mi è venuto facile avvicinarmi a Debussy, dead can dance, mica Levi, tomita, Holst, mahler alle dodecafonie, alle sperimentazioni elettroniche a film come Stalker di Tarkovsky o Beyond the black rainbow di Cosmatos.

Non c’è mistero più grande che vedere cosa c’è dopo la fine del mondo per Ulisse che è lo spazio per noi moderni. Quindi le mie scelte ricadono su ciò che è futuribile, insondabile, nero pece che si infrange ogni tanto con fenditure colorate, elettriche. Poi ci vuole lentezza. Monotonia. Ci vuole qualcosa che annebbi La mente fino a sporcarla di ciò che gli è innaturale e che riconosce come terrore. Allora si prova quel brivido unico che io chiamo rapsodia. Che è estasi pura. È quel che in cuor mio so Ulisse abbia provato sul ponte della nave ascoltando le sirene o l’astronauta Bowman mentre veniva scaraventato nello spazio siderale o lo Scrittore nella Zona. In Freddo Notturno questo concetto atterrisce il protagonista che si pone domande esistenziali perché non sa più riconoscere la propria verità. Più tardi, Pilato (che rappresenta La Ratio) dovrà accordarsi con Gesù (il mistero) sul significato della verità. Ma tutto questo lo vedrete nel film, che a questo deve il suo titolo.

In questa mattina di Londra ascolto il Notturno di Debussy, pensando a quanto si possa piegare La propria natura fino a rinnegarla, solo per vivere quel secondo di Ratto da se stessi (Rapture) e a quanto si possa imparare, da quel tocco di follia, per danzare con La vita (Freddo Notturno).

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