Liberdad

Le campane hanno suonato per me ad Amsterdam. Per quel piccolo frangente ho avuto un illuminazione. Nei giorni e nelle settimane sucessive ho cercato ininterrottamente di ritornare a quel mistero, di sentire di nuovo che le coincidenze non erano un caso, ma parte di un percorso inevitabile guidato in qualche modo. Sono venuto a Los Angeles e per un lungo periodo la vita è tornata ad essere per me un miscuglio troppo intricato per poter trovarci una chiave, figurarsi poterne scrivere. Eppure sentivo, di giorno in giorno, crescere in me un irrequietudine nuova, più grande. In quei giorni c’era l’ombra di una nuova guerra. Ossessivamente guardavo i giornali, gli oroscopi e il libro cinese dei mutamenti in cerca di risposte. Per la prima volta sentivo una connessione inderogabile al prossimo, tanto da volerne per forza trovare i segni tangibili in qualche scoperta scientifica, qualche traccia dai grandi del pianeta. Nulla.

Ero perduto di nuovo.

Brancolavo in quelle vicissitudini banali dei miei pensieri ripetitivi. Ma sentivo che al di là di tutto c’era un senso specifico, universale a ciò che mi accadeva e che questo si collegava alla mia storia e poi alla storia dei miei cari, degli amici e di tutti quanti noi.

Non poteva essere un caso che l’inverno fosse inverno per tutti. Che avessi scritto di Liberdad come uno stato avanzato di coscienza senza nemmeno averne avuto esperienza, poche settimane prima di provarlo sulla pelle, quella notte ad Amsterdam. Non poteva essere un caso che discutessi di tutto questo con chi mi circondava. Non era un caso che avessi letto di Don Juan e di quel particolare modo di intendere la vita senza capirne razionalmente i principi, appena prima che mi fosse fornita la chiave: con il Lupo Della Steppa, Narciso e Boccadoro, poi la Profezia di Celestino.

Con l’avvento di internet abbiamo cominciato a condividere informazioni più velocemente su noi stessi, ma ora in questo momento preciso della storia era chiaro a me, come individuo, che tutti avevano avuto le prove di una nuova concezione della nostra vita come partecipazione ad un’unica esperienza collettiva.

Scrivo in questo momento perché non trovo altre risposte online.

Siamo consapevoli che influenziamo ciò che accade in risposta a ciò che crediamo. Così ogni cosa è divenuta possibile e così ora, partecipo attivamente alla costruzione della realtà. Condividendo tramite un’azione questi miei pensieri, non faccio altro che risuonare di qualcosa che comunque è già presente nella coscienza di tutti, quando viene anche solo pensato nell’intimità di un singolo. Liberdad.

Scrivo perché questo è il mio ruolo, così come altri parteciperanno leggendo ed altri ancora nel proprio modo.

È indubbio però, che questi fili corrono in parallelo gli uni agli altri. Così ciò che viene fatto nell’intimità della mente è già parte delle credenze di un altro essere. Internet ci ha fatto solo scoprire ciò che già sapevamo: condividiamo la stessa coscienza.

Questo è l’inizio, una prima illuminazione. Io non so altro per ora. Scriverò appena troverò nuovi indizi. Per chi vuole contribuire a questo risveglio, cercate connessioni tra la storia recente e la lettura che date alla vostra storia personale. Nulla è un caso, c’è coerenza persino nelle coincidenze più modeste, osservatele.

Ora ci sono interessanti domande che affiorano.

Ora sappiamo come i gorilla in Australia conoscevamo il modo di sbucciare la frutta come era stato insegnato ai loro simili dall’altra parte del mondo, senza che le due parti si fossero mai incontrate.

Ora mi aspetto, da un momento all’altro, di assistere ad una singolarità. Dove ci fermiamo. Un secondo in cui questa consapevolezza è tale da imporre il cessare delle nostre quotidiane attività. Per quei pochi minuti scenderemo dalle nostre automobili, staccheremo gli occhi dallo schermo, dal giornale, fermeremo i cantieri. Ci guarderemo l’un l’altro e saremo nel prossimo, noi stessi.

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