Le Campane delle Tre

Tutto comincia all’entrata. Dove una ragazza vivace e grassottella mi consegna uno sconto da esibire in cassa, appena pochi metri più avanti.
-ovviamente ho questo bellissimo sconto..
Le dico ridendo. Lei sorride poi si fa più seria.
-perché dici ovviamente?
-beh perché non ho fatto nulla per meritarlo, sono arrivato e mi hanno dato lo sconto così.
 Convinto mi gusto l’imbarazzo che sono certo di aver provocato.
-Ma cosa dici? Sei venuto fino ad Amsterdam.
Ci penso un attimo. Ha ragione in un certo senso. Passo le casse ed entro alla mostra convinto di trovare corpi sezionati e spiegazioni noiose. Al primo piano c’è una porta, la apro e davanti a me ci sonno tre schermi che, sincronizzati, spiegano cosa sia la felicità.
Estasiato mi guardo intorno.
Body Worlds è uno studio anatomico del corpo umano, per comprendere cosa ci rende felici..
Le risposte trovate lì dentro cominciano a schiudersi: le mie intuizioni si confermano o smentiscono in quei tre piani di mostra. E’ un’epifania consapevole, perché lì davanti a me sfilano, una dopo l’altra, le risposte del mio viaggio.

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Estasiato esco, convinto di aver avuto le spiegazioni per cui sono partito.
Elly mi scrive. Io le scrivo. Ci raccontiamo le nostre storie, le nostre passioni, le nostre canzoni.
Capisco come tutto si metta ora in fila.
L’amore per la vita, l’amore per gli altri, l’amore nel fare le cose.
La giornata corre senza accorgermene sono di nuovo al Lost perché ho bisogno di consiglio. il Lupo Della Steppa mi fa un altro regalo. In quelle pagine, davvero, un uomo solo, perso nello spirito di intellettuale, trova un’amica: Erminia.
Erminia gli insegna il Fox-trot il Boston, il senso della vita sta nel saper vivere.
E così chiaro ora, surreale che tutto questo accada insieme che la vita non può essere un caso fortuito.
Esco, telefono ad Elly e cade la linea.
Davanti all’ostello prendo una decisone. Mi incammino solo, nella notte per vivere.
Un uomo in bici canta Que Sarà Sarà. Un vecchietto ride sotto i baffi, due giovinastri si sbeffeggiano ubriachi. E girato l’angolo, sovrappensiero, mi dico: cavoli, è proprio tutto qui. Tutto questa orchestra meravigliosamente sincronizzata è la vita e…
Mi giro d’istinto. Alle 3 del mattino del 21 settembre, mi inchino all’ultimo rintocco di campana che sembra provenire dalla mia stessa storia.
Lontano svanisce. Troppo tardi, non mi sono accorto aveva cominciato a suonare. C’è un attimo di silenzio.
Per la prima volta mi vedo. In tutta la mia storia, la mia natura. So chi sono.
In quell’istante, fermo a guardarmi davanti a un canale qualsiasi, le campane riprendono a suonare. Questa volta all’unisono celebrano questo momento i rintocchi incastrati gli uni sugli altri. Da ogni parte mi arrivano indiavolati, maestosi! quelle campane che così chiaramente celebrano e dicono:
– suoneremo per te, se avrai le orecchie per ascoltare.
Un brivido, fortissimo mi corre addosso. È gratitudine. Come ho fatto ad essere così scemo da non capire? Mi credevo fatto per grandi cose. E così ho trascurato tutto. Ho trascurato le amanti, le voglie, le liti. Mi ero dimenticato chi ero, perché mi ero dimenticato come si vive. Si vive per il fox-trot, o per una camicia blu.
Non c’è dubbio. Il caso non esiste.
Benvenuto Fede
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Leggi il seguito: Epilogo
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