Cos’è un Talismano?

Non ce l’ho fatta. Edgar sarà rimasto deluso ma questa notte non ho dormito molto e ovviamente il tempo è orribile. Ma non mi posso lamentare. Domani dovrò lasciare Train Lodge e perciò ho fatto varie richieste su couch surfing, cioè andrò a dormire sul divano di qualcuno a costo zero si spera.

Per queste richieste c’è da completare un profilo infinto, così ora sono le 2! Panino e poi Mulini. Bisogna vederli sti cavolo di Mulini, basta coi sentimentalismi. Peccato che non ricordi il nome della fermata che mi ha suggerito Irina. Qualcosa tipo Tadam! Ma non so. Mannaggia la mia sordità!
Mi faccio dire dove sono i mulini vicini, quelli da turista, Zaanse Schans sembra la località più famosa. Prendo il treno un po’ sconfortato, una voce olandese, di quelle registrate sui treni, dice qualcosa di incomprensibile concludendo l’irripetibile frase con Zaandam. Prossima fermata Zaandam! Dev’essere lei!
Così decido di onorare la mia buona stella e scendo a Zaandam dove, scoprirò presto, non ci sono mulini affatto…
Invece c’è questo!

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Incuriosito da una bellezza particolare la inseguo unendomi ad un gruppo di partecipanti a una sorta di camminata autentica. Una marcia per soli fanatici olandesi! I cittadini di Zaandam escono sull’uscio a salutarci!  Nessuno mi chiede niente e io cammino come se nulla fosse.  Perdo di vista la mia preda che ormai mi interessa poco.
Come pretesto è stato più che sufficiente per infilarmi in questa avventura. Ma mi fermeranno? Mi chiederanno cosa ci faccio qui? Si doveva pagare? Oggi va così.
dam dam 2
Raggiungo l’arrivo, dove altri olandesi (solo olandesi) timbrano un attestato di partecipazione e conferiscono medaglie. Impossibilitato a tornare indietro mi infilo tra due pellegrini richiedendo la medaglia a viso aperto. Sempre una discreta noia mi spinge a fare questi numeri, ricordo.
Così ho partecipato anche io alla Dam tot Dam! Che significa da diga a diga. E che non so da dove comincia nè quanto sia lunga, nè cosa sia effettivamente.
Però c’è un enorme festa qui, un classico showman olandese (come ormai sono certo ne avrete visti) fa divertire i biondi mentre la folla si scambia tulipani e baci di benvenuto! Risa, danze e birra. Ah come mi sento bene! Proprio dove dovrei essere: fuori luogo! Perso a Zaandam. Era questo l’amore di Irina?
Saluto distintamente e me ne torno in stazione per andare a Zaanse Schans la vera meta ultra turistica sede dei mulini.
Dove però, scoprirò sempre dopo, non ci sono turisti. Molto pochi. Tanto che non sono nemmeno certo di esser nel posto giusto.  E dopo un chilometro, ecco la vista.

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Decido di tornare. Questa sera mi sembra l’unica ancora possibile per andare al SugarFactory. Così mi metto a riordinare cose random sul computer quando una ragazza a cui prima ho sentito dire: sono nata a New York, mi supera in velocità.
– Sei tu quella di New York?
 Si ferma, mi guarda, ride e si siede al tavolo accanto. Elle (che si pronuncia Elly) vive a Los Angeles, nata a New York da genitori cinesi. Aspetto asiatico ma la pelle ambrata, il suo modo di fare è così tipicamente Californiano. Easy going.
Arnold passa sfuggente facendo lo stesso trucchetto di ieri. Dico a Elly che Arnold non fa altro lì dentro se non provarci con tutta la figa che passa. Lei ride. Le dico del mio piano per la serata, che in opposizione a quello di Arnold (cioè festa grande con Orsetti gommosi e video idioti) ci rende complici.
Così, complici, la porto al Lost Café dove qualcosa comincia a muoversi. Non sono sicuro di quale sia la giusta pista. Lei mi piace, ma domani torna a casa. Forse è uscita solo per farsi un giro? Le sue battute mi lasciano scivolare di nuovo in un mondo dolce. Nulla di sconvolgente. A tratti nessuno di noi due sa chi è l’altro.
Ci somigliamo, capisce il mio modo di fare, è un individuo eccezionale a confronto con l’americano medio. In un certo modo mi ricorda Irina, ma più viva, più veloce nel pensiero.
Il club per cui optiamo è Il Markantine, perderò lo SugarFactory. Non importa. Entriamo. Il posto è pieno di fumo, scuro, lascivamente arredato per far perdere l’orientamento. Sono tutti sotto acidi. Trip Trance sullo sfondo. Che posto meraviglioso. Non si trovano luoghi così autenticamente di nicchia a Milano, così underground. Qui ci si perde facilmente..
Beviamo qualcosa e balliamo. Poi c’è un momento in cui uno dei due deve avvicinarsi consapevole. Deve prendere la responsabilità della serata. Qui non ce n’è bisogno. Viene naturale. Ci baciamo. A volte non apprezza il mio tocco, c’è più di un oceano tra le nostre usanze.
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C’è qualcosa, nel suo modo di baciare, che mi riflette. Un modo che ha di strofinarsi su di me che mi appartiene. È raro. Voglio vedere fino a cosa è disposta, non per vanto, ma perché conoscerne i limiti è l’unico modo di sapere chi hai davanti. Infilo una mano nei pantaloni. Scatta.
Torniamo all’ostello. Sulla strada ridiamo ancora ripensando a scemenze esilaranti che ci hanno accompagnato durante la serata. Parmigiano Boy mi chiama. Ha una collana, dice che non conta nulla, ma non è così. Un talismano acquista valore in funzione di chi lo indossa, il portatore lo impregna della sua storia. Così che quando viene donato, un talismano è davvero un gesto denso. Le dico così, un po’ esagerato. Un po’ da lupo. Ormai nessuno dona più niente, concludo io.
Al Train Lodge le luci sono basse. Elly ha paura sia solo sesso. Ancora non sa chi sono, non sa cosa i miei abbracci significano o se sono veri.
-pensi di chiedermi il numero o qualcosa del genere?
 Rido, ci tiene! È raro. La chimica non è così invasiva di solito.
Prendiamo due coperte e di nascosto andiamo su una panchina gigantesca che desolata, fredda si avventura nella notte. Andiamo a farle compagnia. Così comincia, piano piano, quel lento concretizzarsi di impulsi che se non fossero simili spezzerebbero quest’atmosfera. Gioca al sesso guardandomi, ridendo. È così consapevole della singolarità di questo momento che non può pensare sia solo un caso.
– lo fai spesso, di “viaggiare da solo”?
Ammiccante insinua che questa sia una prassi. Che faccia un po’ il porco in giro. La guardo alzando le sopracciglia, come a dire: ovvio. Lei intuisce lo scherzo, è sveglia.
Forse c’è davvero qualcosa che incredibilmente condividiamo ad un livello profondo. Io lo sento. È raro e lo so e questo mi atterrisce. So cosa sta succedendo. Non voglio cominciare una storia a distanza, di nuovo.
È passato troppo tempo dall’ultima volta che mi sono sentito nel posto giusto e non perduto. Temo le conseguenze dell’amore come chiunque con un po’ di senno.
Ma non si può divincolare la vita dai sentimenti, è una trama troppo fitta.
Facciamo una doccia insieme, dormiamo insieme. Io assaporo ogni istante, congratulandomi con la vita per avermi concesso un frutto speciale.
Il mattino dopo lei non ci sarà. Io devo lasciare la “cuccetta” di questo treno. Così cara ormai perché investita di un ricordo. Così un oggetto diventa un talismano. A pochi passi dal cuscino, l’odore di lei svanisce, è stato un sogno frivolo, la mattina è già qui.
Mi sveglia Arnold.. che dice avrei già dovuto lasciare la stanza.
Mi alzo, incazzato e scombussolato, finché non la vedo.
Sul comodino c’è la sua collana.
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Leggi il seguito: Sbornia d’Amore
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