I Mulini di Irina

Adesso è inutile ricercare le emozioni di ieri, così riordino le mie cose e mi dirigo al parco in questa armoniosa giornata di sole. Sono le 4, il mio orario preferito!

Dopo le note di ieri, oggi mi dirigo alla ricerca della mitica Pineapple Kush, la miglior erba di Amsterdam. Il piano è di avvicinarmi poi al parco e vedere la zona museale.
Dietro un cantiere abbandonato trovo un laboratorio. I dipendenti sono vestiti con camici bianchi, su cui il logo Amsterdam genetics sfoggia insipido. Cesare impazzirebbe qui dentro. La pineapple l’hanno finita, prendo la Blue Magic, dicono che si vende come erba principalmente medicinale. Mah, fuffa! Vado al parco!

Questo posto sembra invaso da una maggioranza di donne sugli uomini. Irrimediabilmente le parti si invertono, mi sento in soggezione, vuoi anche l’essere straniero a casa altrui, al punto che non proferisco parole ai mille volti austeri che ai miei occhi respirano sesso. A volte scarto gli sguardi, mi scuso per i miei pensieri.


Entro nel museo di Dalí e Banksy. Che è mischiare sacro e profano. Ma uno è un pallone gonfiato la cui fortuna è stata sua moglie, l’altro non capisce altro che se stesso. Entrambi tipici problemi di ego di chi ottiene il successo. E così esco un po’ più disilluso sperando che questa blue magic sia buona. Per ora mi cerco un paio di scarpe. Sta sera vorrei vedere la parte viva di Amsterdam. SugarFactory!

Con il senso di colpa di chi incautamente si è portato solo vestiti da viaggio per andare a ballare esco da H&M con due camice, due pantaloni una felpa, un paio di scarpe e il rimorso.

Ora basta spendere, si va a casa anzi no.

Comincia a piovere.


.. e ho perso il cappello di lana definitivamente. Ho il cappello con la visiera. Meglio che niente.

Mi fermo in stazione per una cenetta tipica a base di pesce, l’alternativa sarebbe ancora panini, ma per oggi ne ho già fatti fuori due.

Una zuppa di pesce e un’insalata sono una scelta saggia dopo giorni di hamburger e tuberi. Mi rincuoro e prendo il treno per andare a casa magari uscire più tardi per andare ala famoso SugarFactory.

Ma mi aspetta una sorpresa dolce-amara.

I miei nuovi compagni di cuccetta dormono in pieno alle 7 di sera. Così niente doccia, esco per dar loro qualche minuto, e allora decido di provare sta Magic Blue.
Inizia a piovere. Ad Amsterdam è così. Inizia sempre a piovere a un certo punto. E badate che non lo uso come espediente narrativo, per dare un po’ di ritmo. Inizia davvero a piovere.

Preso alla sprovvista mi fiondo sotto un gazebo irriconoscibile che però ha tutte le mie speranze. Ed eccola! La ragazza di ieri mattina.

C’è stato solo uno sguardo ma c’è stato. Un secondo per pareggiare i conti, basta sentire l’odore per intendere che animale hai davanti. Se le paste sono simili o se si possono miscelare e piano piano fluire in unico movimento sintetico.

Chi lo sa?

Ma è lei senza dubbio. Con un unico problema: sua madre seduta lì di fianco.

Calma… ci provo. Perché so fare questo. Questo è quando le mie doti e il mio cervello vanno insieme. Peccato che non serva nel mondo reale. So leggere; e le persone non chiedono altro che di sentirsi comprese. Quindi mi metto a sedere di fianco alla donna. Ci vuole rispetto, calma, posa, un pizzico di ironia cinica per far passare quella maturità “che tu il mondo lo hai vissuto”.

E scatta la risata. La figlia non può fare a meno di interessarsi per via del coinvolgimento della madre. Troppo eclatante per rimanere indifferenti. Inizia a ridere, leggermente meno convinta.

Passo la Magic Blue alla madre che conoscendo la giovinezza, non esita. Sa bene che questo momento è un unico pezzo esotico da infilare tra i filari dei ricordi, non lo lascerebbe scappare mai. Come ha fatto con gli altri…
La figlia non fuma, sono Spagnole. Madrid. IRINA & LA MAMMA.

Irina capisce abbastanza quando parlo italiano e nessuna delle due parla un filo di inglese. Butto qualche battuta, a volte mi viene da strafare, esagero come un bamboccio, mi svelo e allora buonanotte. Invece sta volta no. Perché? Perché sta volta ho cercato un po’ di disciplina, un po’ di amor proprio. E se non me la dà cosa cambia? Tanto io al caso non ci credo. Si va be.

LA MAMMA ormai è cotta. Secondo me è una situazione paragonabile a un modello che in economia si chiama Win Win. Vale a dire dove c’è qualcosa da guadagnare da entrambe le parti. Io offro un momento di meravigliosa evasione (la blue magic) in compagnia di un italiano vestito da vagabondo e in cambio ricevo la figa di IRINA. Ha anche smesso di piovere! Tutto bene insomma…

..finché dal treno non spunta fuori EDGAR!

EDGAR è un ometto in un corpo da omone. Le prime impressioni sono sempre quelle giuste. 26 anni Messicano, timido, un gilet verde e sotto una camicia da vero signorotto. Ingegnere. Fa app per telefoni. Conosce l’Europa, sa più di quello che fa vedere, fa battute a muso serio, il che significa che le comprendi dal contenuto che ovviamente in spagnolo mi è precluso. Questo tipo qua, EDGAR, può sapere o non sapere quello che fa, ma a 26 anni se non lo capisce è ingenuo e se lo capisce un “pisciasduro” perciò me lo devo tenere buono. O mi rovina la serata.

E via Blue Magic anche per EDGAR. E così si capisce quanto tutto il mondo sia paese. O quanto la Blue Magic sia un buon acquisto.

Allora entriamo per prenderci da bere, si perché se non fuma almeno un po’ deve bere. LA MAMMA si dilegua ringraziandomi tocca la figlia come a ricordarmelo: trattala bene.

Ora siamo in tre. IRINA ha 21 anni e a questo punto gioca da sola, ma è un tipo di carattere, frizzante risponde ai miei sguardi mentre Edgar risponde dilungandosi in particolari: perdendo l’attenzione dell’unica che può comprendere la sua lingua.
Così va il mondo, penso trionfante, quando da dietro spunta quel coglione che da oggi ha un nome: ARNOLD! Il capo recepitionist di questo “attira gnocca straniera in un posto figo” gestito da ARNOLD il belloccio animatore-tuttofare riuscito e responsabile. È da due giorni che mi tratta come un idiota e sta sera, che fanno un party, gli sono tra i coglioni. Ma ci vuole calma, rispetto.

Però che mi vieni a rompere le uova nel paniere con IRINA no!

E invece, purtroppo, è proprio così cari lettori.

Perché con le donne ci vuole un secondo, uno sguardo, e lui, con quel carisma da quattro soldi, scontato, l’ha già portata via. Le tocca la spalla. Fa tic tic con l’indice, come a dire: hey sono qui, e poi, da bravo performer, svanisce dietro a faccende più Brigose con fare assorto. Bravo. Hai catturato la sua attenzione e l’hai gettata via. Così lei ora sentirà subito mancanza di quel brivido e vorrà ancora la tua compagnia. Gli occhi di lei cercano bramosi il suo culo.

Questo vogliono un grande numero di donne. Questo cercano. Lo stronzo. Non capendo che il sesso non esiste solamente in quell’area superficiale che viene spesso semplificata in “una notte e via”. Io preferisco il termine “avventura”. Solo perché ci si trova per una notte, questo non vuol dire che il sesso debba essere sciatto, costruito superficialmente invece che vissuto intensamente.

Va vissuto con quel coinvolgimento complesso fatto di istinti, impulsi, costantemente in ascolto e pronto a dare. È la massima condivisione che ci è concessa su questo pianeta. A parte questa momentanea complice scelta che gli amanti fanno, nulla esiste che ci riconcilia a tutti i controsensi con cui ci siamo offuscati la mente. Per un attimo ritroviamo un senso in questa vita.

Irina ride, mi chiede di insegnarle l’Italiano, ma non è abbastanza. Qualcosa dentro di lei la trattiene. Forse un ragazzo? Una storia appena finita. No, c’è qualcuno che l’aspetta.

Si chiude sta sera.

Sta sera Irina va nella sua stanza. Non lascerà che i sensi la illudano e perderà un pezzo di vita così stupidamente. Dietro ad un ideale. Eppure io sono il primo ad agire per amore. Tratta il prossimo come tu vorresti essere trattato.

Sta sera finirà con me ed Edgar soli al bancone del bar. Ma non si rifiuta quel che la vita ci dà. C’è sempre un motivo. È come se fossimo consapevoli tutti e tre, io, la vita ed Edgar: propongo a lui di trovarsi l’indomani per andare a vedere i mulini a vento. Me l’ha consigliato Irina.

E chissà.. forse la vista dei mulini è tutto ciò che questo spirito chiamato Irina, questo personaggio che si è affacciato per un attimo, era capace di donarmi con le sue facoltà, in queste circostanze. Forse questo è l’unico tipo di amore che poteva darmi o forse l’unico che conosceva essere giusto per me.

Forse

Ogni giorno ha un senso. Questo era dei Mulini di Irina.

Leggi il seguito!  Cos’è un Talismano

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