Rapsodia D’Albergo

Mi piacerebbe scrivere una storia con il profumo del mattino. Sono le 5. 41 nella stanza di questo alberghetto isolato e sotto la porta mi hanno lasciato una lettera. Non c’era prima. Non era lì.

Non aspetto nessuno, non conosco nessuno. Chi mi ha lasciato la lettera?

Inizia ad affacciarsi l’alba, sullo stipite della finestra, al rifrangersi dei vetri filtra la rugiada. Innocuo mi avvicino a quella cartaccia. Mi ossessiona prima ancora di aprirla. Non mi impone la più alta attenzione anche solo perché è lì?

La osservo, l’annuso, la apro, la leggo: Attenzione! veleno sulla credenza.


L’alba sfiora il suolo, c’è già caldo, mi fiondo in bagno. Sudo per via dell’alba. Che mattina orribile. C’è davvero del veleno sulla credenza, ne sono abbastanza sicuro. Vorrei scrivere una storia con il profumo del mattino e invece sento la testa ronzare, gli asciugamani puzzano, sono impregnati di benzina e muffa. Cago in quel cesso molliccio, umido, sudo.

Prendo il barattolo sulla credenza, sopra si legge: CICUTA. Lo poso. Non vogliono avvelenarmi, vogliono che mi avveleni da solo. Ma perché dovrei bere del veleno? Prendo il barattolo, lo osservo, decido di gettarlo via.


Ma non può essere. Sarei idiota a pensare che davvero quella sia cicuta. Vogliono imbrogliarmi, hanno scommesso che butti il barattolo malgrado gli indizi ovvi. Vogliono dimostrare che non ho polso, che uno scherzo così sciocco possa inquietarmi tanto da dover gettar via l’intruglio.

Io rido! Ha HA AH! Me ne frego della cicuta. Al diavolo, che resti sulla credenza, farò ciò che stavo facendo prima, figurarsi.

Una storia, voglio una storia che sappia di mattina, di ciclamino e caffè. Che odori… che odore!Qualcosa sta marcendo in cucina. Esco. inciampo per terra. Un raggio di sole mi annebbia la vista. L’odore di marcio avvolge la stanza. Devo alzarmi ma c’è troppo caldo, d’un tratto sono incollato al suolo, questa luce taglia i suoi figli.

E’ odore di cicuta.

Il barattolo ne rilascia piccole dosi nell’aria? Non è un bluff. Devo alzarmi da qui, devo buttare quella schifezza. Il caldo è soffocante. Rotolo sul fianco e mi aggrappo alla poltrona. La credenza è a pochi passi, ma il sole sta squagliando il parquet. Gli asciugamani prendono fuoco, le fiamme mozzano il fiato.


No aspetta, non è così. Non può prendere fuoco il pavimento. Sono impazzito? C’è caldo. Non capisco. La stanza è intatta. Ho già inalato il veleno?  Devo uscire, ma non ci sono porte, solo finestre. Sono una cupola di vetro, il sole mi attraversa il corpo. Svengo.

Ma la cicuta è l’unica mia salvezza. Non ho che da comprendere questa immensa verità. Non c’è storia che puoi scrivere, devi bere la cicuta e l’intreccio sarà risolto. Considera te stesso in rapporto con il mondo e vedrai come la morte sarà lì in ogni posto della tua vita. Vivi la vita e bevi la cicuta.

Bevo la cicuta e vivacchio.

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