Una Rinfrescata

Quando due amici comunicano, cercano conferma l’uno dell’altro tramite piccole verifiche. Modi di dire , di agire che conoscono solo loro e che li rendono esclusivi rispetto al resto del mondo. 
Questo strumento, per garantire la stabilità delle personalità, mina una caratteristica fondamentale dell’uomo. 
Come tutto il resto egli cambia sempre, e non è mai uguale a se stesso. Ma non è ammissibile quando si è in tanti, lo so, così è più facile tagliarci a fette piuttosto che considerarci interamente, come uomini e donne. Questo crea problemi e paradossi che fanno soffrire tutti, stilizzati in routine standard accettabili e mediocri, dov’è finita la capacità di unire i puntini, Steve ? 
Ma dover rimanere riconoscibile impone dei limiti, delle linee. Così in breve tempo non diventiamo che la proiezione dell’idea che  il prossimo ha di noi. Questo avviene in maniera maggiore per via di questo stile di vita dove non è contemplato il tempo per se stessi, il pensiero critico, l’introspezione e la tristezza. Si elimina il sentire senza filtro in favore di una sospensione di giudizio. E così diventiamo automi.
Così accade anche nella mia vita milanese. A forza di stare vicino all’arte esisto solo in rapporto ad essa. Mi convinco che ha senso solo ciò che c’è entro quelle linee. Divento solo chi ci si aspetta che io sia e io non vedo altro. 
Sono arrivato ad essere esasperato al punto che, finto lo spettacolo, le mie giornate non avevano senso. Pensavo unicamente a scrivere altro, a fare un film, a creare, inventare…  e così che fine aveva fatto il mio intimo? 
Sono tornato a reggio senza sapere perché. Nella mia memoria c’era il ricordo di un periodo in cui avevo vissuto nella verità. Sapevo che era lì ma sopito, per vivere nella verità bisogna relazionarsi con se stessi e io avevo smesso di farlo da un po’. 
A reggio non capivo cosa fare. Lunedì ho incontrato Nicola, si trasferisce a San Martino. Io lo aiutavo in automatico, perso nei miei pensieri. Martedì, mercoledì. Non produco niente, sto perdendo tempo?
Poi una sera siamo saliti sulla collina. Io, Nicola e Gabriele. E lì disteso sul campo ho aperto i sensi a quell’esperienza senza mediarla, vivendola egoisticamente.
E di nuovo ho ritrovato quel sapore perduto. Quella voce che mi ricorda che nulla è importante, è importante il mio percorso, le mie decisioni sono per forza le più sagge, chi altro potrebbe sapere meglio di me?
Poi come sempre accade nella vita, ogni periodo si colora in modo unico.
Così la consapevolezza di partire, questa settimana di respiro, di dialogo in tempi morti, ha assunto odori, forme, musiche e suggestioni fino a disegnare un atmosfera specifica che ora sedimenterà fino a lasciare un ricordo.
I sapori di questa volta sono stati: il pino silvestre, young pope, beast of burden, halo, il canto. Una settimana fuori dalla normalità. Con momenti estranei, innovativi. Una sera abbiamo preso una stanza d’albergo, ho passato una serata in compagnia di conoscenti antichi con nuovi sguardi. E in tutto questo si è riaccesa la mia consapevolezza, di partire. Con Nicola, una luce che vibra alla mia frequenza.
Ho preso la macchina ogni giorno, per luoghi che non sono famigliari, con gli Area, che non mi sono famigliari e tutto si è tinto in una suggestione chiara. Ho ascoltato vecchi dischi a testa in giù. È incredibile come i sensi costruiscono il senso della vita. Una settimana indimenticabile. Dove ho preso la decisione di dare importanza a questo nella mia vita, dove ho capito quanto sia limitante per me agire sempre solo sulle corde socialmente accettabili, su quelle immature dei miei coetanei, su quelle ignoranti di chi non può comprendermi, su quelle dell’ego di chi mi vede artista, su quelle noiose di un uomo mansueto, educato e falso.
Cosa succederebbe se suonassi sulle corde che mi sento io, ogni volta che voglio e come dico io?
Tutti quanti in questa società non contemplano questo stile di vita, peggio, lo condannano. È assurdo a mio vedere, ma non importa, per fortuna posso scegliere. Questa è la mia ricchezza, poter scegliere.
Ricorda chi sei, federico 
 
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