L’Indefinibile Assenza

Cari signori, dovete sapere, che, a parità di rendita con altre certo più fulgide menti, questa qui che mi ritrovo non si attesta tra le più alte o le minori.


Eppure essa si presenta, non so per quale prodigiosa miscela di fenomeni e circostanze, attraverso caratteristiche tutt’al più comuni se prese da sole, ma a tal modo originali così incastrate, in combinazioni talmente improbabili alla ripetizione, da ammantare un indivuo dei seguenti aggettivi: unico, solo.

 
Così mi sollazzo in veglie ostinate con finti giri di boa dietro: la Verità, il Principio Primo… talvolta la Figa. E ad ogni sferzante virata una nuova rotta si prospetta più piacevole della precedente, densa e prolifica: feconda di mistero e allucinanti conferme. Non di rado, vi dico, mi ritrovo ai fiordi di cose oscene, indicibili, estranee alla morale quando tira il Levante, estranee alla logica quando spira la Bora. 
 
Ho veduto coprofagi scontenti per mancanza di riconoscimento. Sporcizia libidinosa del sottoproletariato contadino annegata nell’ignoranza del sesso. In un mondo dove i quesiti annaspavano nella miseria e le menti finivano sole con altre quattro o cinque generate in quell’abisso di crudeltà e merda.
 
Ho veduto queste mura, tronfie di mie storie, crollare per uno sguardo inaspettato di sterile lucidità. Perdere ogni crepa incastonata dalla storia per assumere un aspetto orribilmente espresso solo come presenza, al punto che nemmeno il nome era più familiare: crepa.
 
Ho veduto la ragione trasformarsi in liquido e l’amore svaccarsi sulla cote. Ho veduto gli spasmi delle stringhe inghiottite dai microscopi che deturpavano la realtà generando leggi e regole e eccezioni, orientando i pensieri che a quelle leggi erano legati per via fisica, biologica. 
 
Ho veduto l’assurdità di me, persona, che in silenzio assisteva assetata allo spettacolo dell’intuizione, dell’analisi, per poi avvelenare ogni sforzo con la fame, la pigrizia, l’aspirazione, la vista, la sessualità, la merda, la paura.
 
Ho veduto le più oscure danze dei simboli comunicativi dar luogo ad allucinazioni alterate, assumere importanze capitali a fronte di un universo zitto e spoglio che nulla ha a che fare con gli uomini. 
 
Ho vedute frantumarsi e ricomporsi ogni stimolo dei sensi, plasmando l’inconscio in vivaci carezze ai bordi delle strade, nell’attesa di un istante, sotto le ore notturne e al ritmo più assurdo che è muto. 
 
Ho provato attrazione nel sangue della carne di specie estinte di luoghi scomparsi, forse mai esistiti.
 
Ho empatizzato con avidi protoni.
 
Ho vissuto le ore come estrapolate, piegate ad ogni droga.
 
Ho veduto tutti gli accadimenti avvenire allo stesso attimo nel medesimo luogo in un connubio fuso di istanti, feci e lustri.
 
 
Signori vi dico, non abbandonate le etichette, le nomee. Non affrancatevi dalla logica se non per sporadiche evasioni. Avvinghiatevi alle vostre tasche, ai vostri eserciti. Perché fuori da quei vostri significati, a pochi centimetri dalle vostre idee, oltre la sottile membrana ossea che protegge la vostra consapevolezza, le vostre certezze, la vostra identità; regna un vuoto informe, un liquame monotono di inutilità statica: l’indefinibile assenza di ogni verità.
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