Charles Sta Andando Via

Charles camminava sul selciato della strada prestando attenzione alla simmetria della punta delle sue scarpe, una con l’altra e ognuna per conto proprio.
Si avvicinava una linea sul terreno e lui premurosamente si occupava di intersecarla perpendicolarmente con l’incavo della pianta, al centro giusto.
 
Era un mondo tutto giusto il suo. Lo era persino lui nei suoi confronti, come se tanti anni prima avesse fatto un patto di fedeltà reciproca e ancora ne stesse beneficiando. Mangiava e dormiva con regolarità, ma quel giorno, sul selciato della strada, svincolò la mente dalle linee per vivere un secondo, del suo respiro.
 
Sentì improvvisamente un torpore lento e pastoso come l’incenso, l’aria viscida della mattina, il gelsomino esotico di un italiano e si stupì della mancanza, in questa spremuta di nomi, del respiro.
Non avvertiva alcuna aria entrare né uscire. Così, sommosso fin sotto le unghie, si diresse a casa e dopo qualche giorno, dal medico del paese, suo omonimo.
 
Charles visitò Charles.
 
Il primo, medico, si limitò a dare spiegazioni certamente poco complesse se non proprio sommarie circa lo stato di salute del secondo, paziente, che, nonostante i poveri strumenti di comunicazione del dottore, comprese ansiosamente i concetti fondamentali di quel disquisire. “Lei signore, è certamente morto.” disse il medico. Si capisce, non ci volle molto prima che cugini, parenti e figli si precipitassero in loco e organizzassero le carte. 
 
Il giorno dopo ci fu il funerale. Charles venne vestito al meglio dalla sua ultimogenita: Emma; la quale, avvilita in una coltre di cordoglio impenetrabile, si rifiutava di rivolgere la parola a suo padre. Persino di fronte alle lamentele di quest’ultimo, riguardo alla natura eccessivamente barocca dei gemelli, non vi fu alcun cenno di considerazione. Così Charles pensò che sarebbe stato sepolto con gemelli bruttissimi, che chiunque avesse deciso per lui, non lo rappresentavano affatto. Anzi, denunciavano la totale mancanza di comprensione di lui e dei suoi gusti e della sua storia, da parte di tutti quelli che, in vita, aveva agito per essere chiamati “cari”, ma che non avevano colto abbastanza, da escludere, ora, quel ridicolo accessorio.
 
Charles fu però soddisfatto del numero di persone che si presentarono. 
 
Il giorno dopo dovette seguire i parenti più stretti all’anagrafe per via del certificato di morte. Il commesso fece notare gentilmente, ma con soddisfazione, che era la prima volta che lo stato si prendeva il lusso burocratico di una firma direttamente da parte dell’interessato; in materia di decessi, si intende. Charles farfugliò qualcosa, ma a risposta delle sue poco pratiche obiezioni circa la sua condizione, i cugini lo congedarono con una pacca sulla spalla e qualche lacrima qua e là. Emma si offrì di andare con lui al cimitero per cambiare i fiori di tiglio, e così fecero.
 
A circa un mese dalla sua morte, Charles aveva preso la buona abitudine di andare a trovarsi almeno una volta a settimana. Cambiava i fiori e incontrava qualche vecchia amante che in segreto si recava alla tomba per piangere i ricordi. Così capitava che si sedesse a parlare di sé per ore, all’ombra dei faggi e dei larici, sulle panchine di marmo bianco alla brezza primaverile che sembrava far piacere persino ai suoi colleghi, morti. Discuteva perlopiù con quelli a cui in vita non aveva mai pensato come di particolare ruolo o, viceversa, cui lui non credeva di aggiungere molto alle loro vite. E tuttavia erano i più frequenti visitatori e anche quelli con le parole più gentili nei suoi riguardi. Del resto dovendo parlare proprio del suo conto con lui, nessuno si sarebbe mai concesso a considerazioni poco lusinghiere, si capisce.
 
Fu proprio una di quelle volte, che Charles, rientrando dal cimitero, si abbandonò nuovamente al suo respiro e d’improvviso, comprese la sua posizione. Non aveva più una casa: i figli avevano venduto i mobili e di certo non potevano tenere i libri e i cavallini di vetro di Murano. Non aveva più diritti: la sanità non copriva certo le spese di un uomo, che sarebbe benissimo potuto rimanere morto per sempre. Allo stesso modo a nessuno sarebbe importato il parere politico di un deceduto, quindi gli era stato revocato il diritto di voto e quello di possedere qualsiasi cosa in generale. 
 
Per un periodo “visse” all’estero. Tentò di alienare se stesso attraverso il lavoro in fabbrica. Si trasferì nel settore di fissaggio di suole di scarpe da ginnastica di una grande multinazionale americana in uno stabilimento abusivo di un paese in via di sviluppo. Si sentì gratificato, inizialmente, da quella mansione così semplice e sottopagata. Incollò suole su suole finché non smise di parlare persino coi colleghi, poi smise di pensare e infine di agire. Non aveva senso alcuna cosa in vita, così come da morto. Non trovò alcuna differenza in realtà.
 
Allora Charles lasciò quel poco che aveva, cioè i fiori di tiglio, i larici, i faggi e la sua lapide e andò altrove. Scomparve, e nessuno lo vide più.
 
 
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