24 Gennaio 2016

– Ah! Questo giretto ci vuole proprio, eh King?
Un uomo e il suo cane camminano in una fredda mattina di gennaio. C’è una nebbia leggera intorno a loro, la neve e la campagna. 
 
– E già… sai, di questi tempi, con tutto il casino che succede in giro. Ogni giorno una sventura porca miseria. Non me ne va bene una. Un mio vecchio amico avrebbe detto: manco una gioia. Gabriele. Ma come cavolo funziona, King? Un giorno si è amici e quello dopo ci si manda a fanculo… come è che sono queste relazioni tra umani?  Se stiamo bene con qualcuno dovremmo starci vicino no? No?
Il cane guarda l’uomo per un istante, poi si volta e continua a camminare a fianco del padrone. 
– Eh già… è così caro mio. Io lo so, dammi retta, non vale la pena di essere arrabbiati poi a lungo. Perdonare è la cosa migliore da fare certe volte… sai una volta ho letto di un marito che va da sua padre e gli dice: “papà non ce la faccio più. Voglio uccidere mia moglie!” Il padre allora gli dà un veleno e gli dice: “prendi, mettine un po’ nei suoi piatti ogni sera per un mese e vedrai che morirà. Però tu dovrai comportarti bene, altrimenti tutti sospetteranno che sia stato tu. Fai il premuroso e non destare sospetti.” Il figlio segue i consigli del padre: le cucina piatti buonissimi, tutte le sere mangia insieme a lei, la coccola e la riempie di attenzioni. Dopo due settimane torna dal padre e dice: “Ho fatto come hai detto, ma ora ho cambiato idea, non voglio più ucciderla.” Al che il padre risponde: “Quello che ti ho dato non è veleno, ma polvere di limone: non morirà. A volte è solo necessario ricordarsi come si ama per amare.”
Il cane segue col muso un odore sul suolo e poi su un albero lì vicino. Si ferma, fa pipì e riparte soddisfatto. 
– Forse è solo necessario spendere un po’ di tempo con una persona per rimettere a posto le cose, no? 
Il cane abbaia.
– Non credi eh? Beh io invece penso di si. Penso che se ci sono momenti difficili in fondo è perché i nostri orologi non sono sulla stessa ora. Ogni tanto bisogna solo rivedersi e fare le stesse identiche cose insieme per un giorno. Però devo essere identiche King! Non prendiamoci in giro! Eh… se no, non funziona. Ad esempio: lei la mattina fa una bella colazione con uova, insalata e fritto misto; tu devi fare la stessa colazione. Così poi vi verrà mal di pancia insieme. Oppure se lei nel pomeriggio va in centro a fare due passi; tu devi andare con lei. Così la sera sarete entrambi stanchi. Eh… se no, non funziona King. Se no si rischia di viaggiare su due ore diverse. Poi le ore diventano giorni e settimane… 
Il cane fa per fermarsi, ma poi vede una lumaca e schizza via impaurito. 
– Ma si è così… ci vorrebbero orologi un po’ meno pignoli. Pignoli… pignoli mi fa venire in mente le pigne… ma in fondo perché no, anche i pinoli. Alla fine potrebbe ricordarmi entrambi, pigne e pinoli no? E poi chissà perché adesso mi è venuto in mente pinge e pinoli da pignoli. Hah! A volte è così, vengon fuori i pensieri e tu non sai nemmeno che stavi pensando. Pensare poi fa malissimo. Dovrebbero bandirlo insieme alla carne rossa e alla solitudine. Già… la solitudine. Quella si che è cattiva. Io lo so, dammi retta, quando andai a vivere quell’anno in America mi sentivo il brutto anatroccolo. Brutto, diverso e per questo: solo. Però in quella solitudine c’era tanta bellezza. Come nel fiore più fragile, che nel suo effimero esistere, nelle sue estenuanti difficoltà, per un attimo, brilla della luce più intensa. Perché è pura, non conosce altro che quesi sentimenti viscerali che avvolgono solo chi è solo. 
Il cane ora rincorre una lepre in un campo. L’uomo non ha notato che il cane non c’è e continua a rivolgersi a lui. 
– …e così oggi sono qui. Tornato a quella realtà così piena di illusioni: legami, diplomi, film, social e sigarette. Che insieme tentano di farci dimenticare che non c’è nessun traguardo per noi, che siamo profondamente soli e senza un destino. Ma in fondo poi non è brutto. In realtà è proprio questo che ci rende grandi. Il credere a quest’illusione. Di più. La spregiudicatezza con cui si va avanti fino al prossimo momento di serenità. Godendo di quell’attimo fugace consapevolmente per ciò che è: un attimo. Senza pretese. Ci vuole un gran coraggio per non essere sensibili all’assoluta mancanza di senso generale di questo nostro esistere. Ci vuole un gran coraggio per non cedere alla miseria della profondità, ma continuare a credere ai propri miti, ai propri sogni, di convincersi delle proprie storie. In fondo, cos’è aver fiducia in se stessi, se non questo? Avere più risposte che domande?
Il cane torna dall’uomo. Abbaia e saltella cercando di attirare la sua attenzione, inutilmente. 
– No, no, dico sul serio, King! Tu chiamala arroganza se vuoi, chiamala presunzione… ma è maledettamente necessaria in questo nostro mondo, vecchio mio. E’ necessaria per diventare adulti. Per non dover rimettere in discussione tutto alla prima difficoltà. Per non farsi calpestare. Lo dico serenamente. Ho deciso di abbandonare un po’ di questa sensibilità, perché nonostante tutto non ne vale la pena, io lo so, dammi retta. Sentire tutto così forte… non ne vale la pena, credimi. Perché è come il più fragile dei fiori, che brilla della luce più intensa… e poi muore. Soffocato dalla merda di una capra felice. Non credi? Ma si infatti alla fine a te cosa importa. Sei un cane. Non saprai mai cosa significa il profumo dell’attesa. Il sapore dei ricordi. La felicità di un figlio. Eh, non saprai mai cosa significa perdere l’amore.
Il cane saltella intorno all’uomo allegro. Poi si ferma, lo guarda, e corre via verso un campo, abbaiando e saltando. 
– L’amore. Quanto ti ho amata. A volte è tutto così complesso. E’ tutto così difficile che anche un gradino ci sembra una montagna. Ecco forse è un po’ così. Questa montagna è enorme. Credevo di far giusto invece mi sento addosso ogni errore, ogni discussione. Ogni cosa oggi è una montagna… una montagna… a volte vorrei essere bambino di nuovo anche solo per un giorno. Per poter di nuovo sentire quella felicità spensierata, senza problemi, con un mondo da scoprire che ti concede il lusso di sognare. Dov’è finito tutto questo? Dov’è la felicità…
L’uomo si ferma, in preda allo sconforto si accovaccia in lacrime. Dopo poco torna il cane con il muso sporco. L’uomo alza lo sguardo verso il cane e lo abbraccia piangendo. Poi si discosta dolcemente e nota la macchia sul muso tra una lacrima e l’altra.
– Ma… ma cos’hai qui, King? Cos’è una specie di bianco… ah!
Il cane abbaia contento. 

 

– E io non me n’ero nemmeno accorto… sta nevicando.
 
 
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