La Linea D’Ombra

A mio padre, che riesce sempre a centrare il punto.
In questo periodo ho iniziato a scrivere un diario. Sto leggendo La Linea D’Ombra di Joseph Conrad ed è strano come questo libro riesca in qualche modo a calzare il flusso di sentimenti di questo particolare momento della mia vita. O forse sono io che vedo le somiglianze che voglio vedere…
 
Per sollecitare i pochi lettori di buona volontà, dei quali ho avuto recentemente il piacere di incontrare uno (in forma di un vecchio amico), citerò il libro. La storia è quella di un marinaio a metà tra la gioventù e la maturità, che dopo aver perso completamente la fede nella società degli uomini si ritrova affidato il comando di una nave inaspettatamente. 

 

“Quel po’ di presunzione si addiceva benissimo alla vacuità delle nostre chiacchiere. Tutto l’insieme aumentava in me la sensazione che la vita non è che un succedersi di giorni perduti. Proprio per questa sensazione, quasi inconsciamente, avevo abbandonato un posto sicuro, dei compagni cari: per paura del vuoto… è questo vuoto lo trovavo alla prima svolta. Davanti a me stava un uomo che tutti stimavano e credevano capace e che invece si rivelava un chiacchierone noioso e assurdo. E, com’era probabile, tutto era così in ogni parte della terra da oriente ad occidente, da cima a fondo della scala sociale. Fui colto da un grande scoraggiamento. Da un torpore spirituale. La voce di Giles seguitava a risuonare sempre con lo stesso tono di compiacenza: era la voce della sciocca vanità universale. E non ero più in collera con lui. Non c’era nulla di originale, di nuovo, di sorprendente, di significativo da aspettarsi nel mondo: nessuna possibilità di scoprire qualcosa in se stessi, nessuna sapienza da acquistare, nessun piacere da godere. Tutto era stupido, tutto era sopravvalutato, come il capitano Giles. E così sia.”

 

Ritrovando un sogno da seguire, egli descrive ciò che prova nel salire a bordo: per la prima volta come capitano. Sentendo l’eco dei precedenti comandanti, ascolta le parole della nave.
“Tu pure, -sembrava mi dicesse, – tu pure gusterai il sapore di questa pace e di questa inquietudine in un’ansiosa intimità con te stesso, oscuro come noi fummo oscuri, eppure sovrano di fronte ai venti e ai mari, in un’immensità che non riceve impronta, che non conserva memorie, che non si cura di vite umane”.
 
Joseph Conrad, La Linea D’Ombra.
 
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