Il Pastore e La Città di Gargantua

Un pastore che viveva sulle cime di un monte ai cui piedi era situata la città di Gargantua, quella mattina si svegliò di buon umore.
Aveva deciso: sentiva nelle vene che era giunto il momento di scendere dal monte e finalmente fare rifornimento di viveri per se ed eventualmente per il bestiame. Radunò le poche cose che gli servivano e le infilò in una sacca, uscì e cominciò la sua discesa. 
Era un uomo anziano e aveva vissuto la sua esistenza in maniera tanto semplice che ora, sul tramonto, ormai aveva dimenticato che cosa ci potesse essere al di fuori di quel piccolo confortevole e caldo luogo che era il suo rifugio immerso nella natura. Non si ricordava più del suo passato. Forse perché ne aveva avuto uno così monotono che non valeva la pena ricordarselo; o forse era riuscito a trovare un luogo così remoto da farsi dimenticare persino da quel destino opprimente che era stato suo compagno per una vita intera, e per questo si guardava bene dal rievocarlo, temendo che anche dopo tanti anni questo si potesse ricordare di lui e presentare alla sua porta.
O più semplicemente: il pastore aveva capito che non pensare al passato faceva bene all’umore.
 
Ad ogni modo.
 
Il pastore camminava su un sentiero che solo lui poteva vedere attraverso le rocce e la vegetazione. Mano a mano che si abbassava di quota e il paesaggio urbano si estendeva, qualcosa aveva cominciato a turbare lo sguardo del vecchio. Quel luogo era lì e allo stesso tempo non c’era. 
La città era stranamente silenziosa, quasi imbarazzata per l’ospite inatteso; ma il pastore era un uomo integro e assai contenuto nei modi: di certo non c’era motivo di allarmarsi per la sua visita.
 
Eppure era chiaro come la città fosse deserta. 
 
Non c’era rimasto più nessuno. Le strade erano vuote; ma non solo vuote, erano ferme. Tutto era immobile in modo innaturale: perché chi abitava lì ora non c’era più, sembrava che se ne fosse andato credendo di stare via poco, ma di fatto erano trascorsi anni. E quell’istante era rimasto incastrato tra quelle azioni incompiute e quegli oggetti che ne erano stati i protagonisti, ma che ora facevano fronte alle giornate al meglio che potevano: affrontando, speranzosi, pioggia, vento e muffa.
 
Il pastore, tra mille dubbi e domande, continuava ad avvicinarsi sempre di più alle porte di quell’enorme insediamento quando ad un tratto si accorse che proprio a lato, seduto sopra ad un masso, sotto il sole cocente, c’era un giovane ragazzo che si guardava le scarpe malridotte.
Il pastore si avvicinò lentamente. Erano passati anni, forse millenni, dall’ultima volta che aveva avuto una conversazione con qualcuno e non con qualcosa, non voleva assolutamente tradire quella vita così misurata per un evento tanto bizzarro quanto unico come quello. 
 
Il ragazzo si rese conto immediatamente della presenza del pastore e con lo sguardo cominciò a scrutarlo come per capire da che mondo provenisse quello strano esemplare di essere brizzolato. A circa un metro l’uno dall’altro, cominciarono col guardasi e studiarsi lentamente, senza fretta. Il vecchio non credeva che dopo la sua generazione gli esseri umani avessero cocciutamente continuato a riprodursi, mentre il ragazzo semplicemente ignorava che le persone potessero raggiungere una simile età senza che la pelle si staccasse definitivamente dalle ossa. 
 
– Ragazzo, dimmi,- chiese il pastore. – Cosa è accaduto qui?
 
– Caro pastore, qui non c’è più nessuno, non vedi? Sono tutti andati via e hanno lasciato questa città.- rispose il ragazzo. 
 
– Sono andati via?- disse il pastore stupito. – Beh non importa, io devo solo trovare qualcuno che mi possa barattare un po’ di cibo fresco in cambio delle mie ciotole intagliate. Sai a chi mi posso rivolgere?
 
Il ragazzo non si mosse e continuò.
– Caro pastore, se potessi aiutarti lo farei, ma purtroppo qui non c’è nessun altro a parte me.
 
Il pastore era evidentemente stranito da quell’insolito incontro, o forse dalla situazione di per se.
 
– Ragazzo, dove sono andati dunque gli abitanti? Se non sono troppo lontani potrei raggiungerli e concludere i miei affari.
 
– Caro pastore, ti racconterò cosa è accaduto qui a patto che tu poi mi lasci in pace. Vedi: io sono la guardia cittadina, e mi sto concentrando per non sentire la fame!- rispose il ragazzo.
 
– La fame? Ma tu guarda che stramberia è mai questa.- disse il pastore sotto voce, pensando che il ragazzo in fondo non fosse molto sveglio. Era stato più volte sul punto di lasciar perdere tutto e tornarsene sulla montagna convinto che, se fosse passato in un secondo momento, gli abitanti sarebbero magicamente riapparsi. Poi però ripensò alla salita che lo aspettava… In fondo una storia non poteva essere che il minore dei mali. Così si sedette sull’erba e il ragazzo cominciò il suo racconto.

– Qualche tempo fa, la figlia di un signorotto locale ha trovato l’amore e subito si sono indette le nozze. Ah che bello! Il padre si è sentito in dovere di dire la sua. Al che per l’occasione ha incaricato il vescovo di ampliare la cattedrale in fretta e furia. Ma dopo circa un mese è stato chiaro che quei muratori non avrebbero mai finito in tempo. Così, sollecitati dal sacerdote, sono andati a cercare dei colleghi nelle città vicine lasciando il lavoro a metà. Il buon vescovo! Dopo settimane senza notizie e con la  dimora del signore diroccata ha abbandonato ogni traccia di fede e si è impiccato: magari sperando di rifarsi in seguito con il padrone di casa. 
Quando è stato chiaro che non ci sarebbe stato nessun matrimonio, il produttore di vino ha dovuto cercare un altro acquirente per gli ingenti ordini pronti in vista delle celebrazioni. Così è migrato prima lui, poi il venditore di bottiglie, cercando il primo, poi quello dell’etichette cercando il secondo che cercava il primo. Allora li ha seguiti anche il venditore di carta per etichette, con lui il tagliaboschi e, a ruota, il fornitore di utensili. Capisci bene caro pastore, che quando il metallurgo si è trovato senza ferro e il maniscalco senza attrezzi e l’artigiano senza entrambi, la situazione è degenerata. Niente ferri niente cavalli, niente cavalli niente trasporti, niente trasporti niente forniture, e buonanotte ai suonatori!
Non ti dico i fedeli! Dopo un iniziale smarrimento generale, hanno cominciato a dare di matto! Per l’opprimente scalpitare di peccati da confessare hanno ripiegato sul cibo, organizzando: Feste Biologiche In Luoghi Freschi Ma Asciutti, Sagre Regionali Digestive Edulcorate, Riunioni Confederate IGP con patrocinio locale Gluten-Free, Associazioni Volontarie Post-Dessert, incontri gastronomici Edu-Cucina sulla connessione Uovo-Gallina, Corsi Pantagruelici Più-Più per Trigliceridi Scapoli e Presidii Slow Food, consorziati e non, ma comunque sempre due ore prima di immersioni in acqua fredda. Lasciamo stare! 
In dieci giorni solo la richiesta di pane si è triplicata. Non puoi immaginare la faccia del fornaio! Era già paonazzo quando ad un tratto, è finita la farina! In mancanza di scorte e intimorito dalla massa inferocita è fuggito non si sa dove, segnando definitivamente il collasso totale! I fedeli hanno cominciato a rubare il pane ai loro vicini che a loro volta si sono messi a nascondere le dispense famigliari e d’un tratto è scoppiata una frenetica guerra civile per accaparrarsi ciò che rimaneva di odiosissime verdure e puzzolenti cavoletti a cui nessuno avrebbe mai ambito in altre circostanze.
Fatto sta che con l’ultimo cavoletto sono venuti meno anche i servizi primari. Poi quelli secondari, poi i terziari e alla fine se ne sono andati via tutti, uno a uno per cercare ciò che gli era indispensabile al momento. E come a scrivere il triste epilogo di questa tragica faccenda: è persino venuto fuori che il promesso sposo aveva già tre figli e di tre colori diversi; e malgrado il daltonismo del signorotto, la matematica non ha lasciato dubbi… il disgraziato è stato preso e appeso. 
Mio nonno diceva sempre: “non tutto il male vien per nuocere”, ma alla fine anche lui ha seguito i cavoletti. Che jella… –

Ci fu un attimo di silenzio.

Poi il pastore si convinse: la salita, in fondo, era il minore dei mali.

 

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